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24/04/2009
Peppe Barra guiderà il pubblico nelle suggestioni del borgo di Terra Murata a Procida; Patrizio Rispo sarà protagonista al Borgo Terravecchia di Giffoni Valle Piana; Gino Rivieccio al Museo ferroviario di Pietrarsa a Portici; Marisa Laurito al Parco archeologico di Cuma; Mariano Rigillo al Belvedere di San Leucio a Caserta; Lello Arena con Claudio Di Palma al Centro storico di Ravello; Maria Basile agli Scavi archeologici di Ercolano; Antonello Cossia e Paolo Cresta alle Basiliche paleocristiane di Cimitile; Lello Giulivo nel Duomo di Salerno. E poi Antonella Morea, Alessandra Borgia, Ivano Schiavi, il giovanissimo Giuseppe Affinito. Al loro fianco, uniche eccezioni in un gruppo di interpreti professionisti, gli studenti di una scuola elementare e di un liceo scientifico. Ma saranno anche autori gli attori coinvolti in «Raccontami», originale e insolita guida al patrimonio e alle bellezze della regione. Cento artisti, cinquanta siti, duecentocinquanta tappe-evento: questi i numeri dell’iniziativa che nasce dall’impegno congiunto dell’assessorato regionale ai Trasporti e di quello al Turismo e si realizza in collaborazione con il ministero per i Beni e le Attività Culturali, nell'ambito di «Sipario Mediterraneo», organizzato da Scabec (Società Campana Beni Culturali), sotto la direzione artistica di Giulio Baffi. «Raccontami» offrirà un itinerario nelle località campane, da quelle più note come Ercolano e Pompei a quelle meno conosciute e frequentate. A partire dal 2 maggio, ogni fine settimana saranno attivi circa venti siti, con tre appuntamenti: il sabato alle ore 11 e alle 15,30, la domenica alle 11. Gli artisti coinvolti stanno lavorando a quelle che diventeranno performance (di quindici o venti minuti) per palcoscenici naturalmente suggestivi e carichi di storia. Napoletani, turisti e stranieri, che decideranno di scoprire la regione utilizzando il metrò del mare con le sue otto linee e il nuovissimo traghetto a due piani (Cost side sight), potranno godere anche di brevi momenti di spettacolo grazie a questo progetto. «Nessuna regione come la Campania - spiega Baffi - ha tante bellezze e tanti artisti da proporre. Questi attori formeranno un corpo unico per esaltare le architetture, gli spazi e la storia in modo originale. Ho chiesto loro esclusivamente di lasciarsi ispirare e inventare a proprio modo il racconto per gli spettatori». Un viaggio nella civiltà, tradizione e cultura attraverso epoche e posti diversi: dalle città greche e romane alle testimonianze del Medioevo, dai fasti Aragonesi al Settecento dei Borbone. Tutto questo lavoro sarà racchiuso in un volume che riporterà testi, foto e momenti delle esibizioni. «Raccontami» rientra nei fondi impegnati da entrambi gli assessorati nel complessivo progetto di trasporto e turismo «La baia di Napoli»; quattro milioni di euro (tre dall’assessore Cascetta, uno da Velardi) per arricchire ed estendere a tutta la regione l’offerta dell’annuale Maggio dei Monumenti, promosso dal Comune di Napoli. L’accesso agli spettacoli è gratuito, salvo il pagamento del biglietto, dove previsto dai siti d’arte.
06/04/2009
Santa Lucia. Inaugurazione: maggio 2009 (prima delle Europee, chiaro). Sostenitori: all’inizio 150, zoccolo duro di aficionados e new entry. Struttura: associazione, una sorta di factory meridionalista. Nome: Sudd. Il copyright è di un conterraneo del grande Leo de Berardinis, Nicola Oddati. Con Sudd l’autore, attore, regista chiuse la trilogia del teatro dell’ignoranza. Un mix di alto e basso, Shakespeare e sceneggiata. Nome pretenzioso, dunque, per un’associazione politico-culturale. Più opportuno l’acronimo, Sinistra unita democrazia e diritti. Ma, si sa, l’assessore comunale è ambizioso, almeno quanto tutti gli animatori del progetto bassoliniano. A cui pensano in molti da anni, ma che ha iniziato a prendere corpo dopo l’annus horribilis, l’emergenza rifiuti, Bassolino dipinto come il male d’Italia, la Campania discarica del mondo. Dopo lo scuorno internazionale.
Ebbene la riabilitazione del quindicennio è stata pianificata con rara perizia. Complice anche un cambio di clima generale: Berlusconi ripulisce Napoli, il Pd perde Veltroni, la drammatica crisi economica necessita risposte pratiche. E dunque interviste mirate, con messaggi precisi del governatore, a quotidiani nazionali e locali. Iperesposizione mediatica: si parte con l’amico Gad Lerner si termina, ieri, con Mezzogiorno in famiglia. Bassolino ospite fisso (un po’ troppo?). Nel frattempo, a riparo dalle telecamere, un gruppo di uomini di governo (per esempio Ennio Cascetta, Tino Santangelo, Nicola Oddati, Antonio Marciano, Gianfranco Nappi) lavora all’associazione. Anche in questo caso passo dopo passo. Si parte con il saggio sul caso Campania a firma di Gianfranco Nappi pubblicato dalla rivista Infiniti mondi. E già si annusa dove vogliono andare a parare. Nappi lancia una nuova idea della questione meridionale: né Togliatti né Moro ma un modello alla Mattei. Oddati è ancora più chiaro: «Dal partito personale al principe collettivo». Insomma un modo per andare oltre le tesi di Mauro Calise. Che, per anni, anche a fasi alterne, è stato il consigliere politico del governatore, demiurgo del partito del Presidente.
«L’impostazione teorica — spiega Oddati — è che serve un soggetto che parte da Napoli e dalla Campania, ma che poi abbracci l’intero Sud, che faccia da portavoce del nuovo Mezzogiorno, assente dalle agende politico-istituzionali. La forma sarà quella dell’associazione, popolare, radicata. Ma non si confonda con una corrente di partito o un modo per poi presentare una lista civica. Non è questa la nostra intenzione, altrimenti avremmo costituito un movimento politico ». L’assessore, però, ammette che un’associazione così ampia serve anche a testare e a rafforzare il consenso: «Certo, ma partendo da una riflessione seria e critica su questi quindici anni di governo del centrosinistra ». Tre i temi portanti: questione meridionale, autocritica, crisi economica. «Ma daremo grande spazio alla cultura — termina Oddati —, perché è un fattore identitario. Solo in questo modo si può tentare di creare la nuova classe dirigente ». E dunque grande spazio alle nuove leve della politica, delle professioni, dell’arte, del teatro. «Il profilo è quello di Mimmo Paladino — ancora l’assessore —, ma soprattutto di Cristian Leperino, di Valeria Parrella, di Giuseppe Montesano, di Franco Rendano, di Giovanni Cerchia. Qualcuno ci dirà di sì, qualcuno no. Noi lavoriamo per un sì».
30/03/2009
Camere d’albergo occupate al 60 per cento, secondo gli ultimi dati Ept, e c’è chi azzarda una previsione del 70-80 per cento nel periodo di Pasqua. Ma è ancora presto per parlare di ripresa. Tutte le carte per recuperare terreno nel mercato dell’accoglienza si giocano nel mese di aprile, e non a caso è proprio Napoli a ospitare - da venerdì 3 a domenica 5, Castel dell’Ovo - l’assemblea generale di Federalberghi sul tema «Turismo, come affrontare la crisi». Il presidente nazionale Bernabò Bocca, che un paio di mesi fa disegnava un quadro a tinte fosche («Per gli stranieri questa resterà sempre la città dell’immondizia»), si prepara ora a lanciare la sua proposta operativa. L’obiettivo primario è scongiurare il taglio dei posti di lavoro, approfittando della presenza in sala del sottosegretario al turismo Michela Vittoria Brambilla, del presidente Enit Matteo Marzotto e del segretario Cisl Raffaele Bonanni. All’appuntamento si arriverà con una bozza di strategia, ma anche con i numeri. Nei giorni scorsi è stato avviato un monitoraggio sugli occupati nel settore dell’accoglienza: 40mila in Campania, in gran parte alle dipendenze di piccole e medie imprese, quelle più esposte al rischio di dover ridurre il personale per rimanere a galla. «Da questo incontro ci aspettiamo una spinta in avanti - spiega Pasquale Gentile, presidente degli albergatori napoletani - i due anni passati bisogna dimenticarli, ripartire da zero. E non bisogna dimenticare che nella nostra regione l’industria turismo è un bacino occupazionale grande quanto l’industria automobilistica, e come questa va tutelata a tutti i livelli. Non posso azzardare percentuali sul taglio di personale che sarebbe necessario in assenza di interventi per il rilancio. Posso dire, però, che in una politica del risparmio si comincia sempre dal costo del lavoro, perché è quello che più incide nell’economia di un’azienda». Per Pasqua, aggiunge Gentile, la strategia vincente è puntare sui visitatori italiani, «perché questo é questo è il periodo che si dedica alle città d’arte», e sulle prenotazioni on line dell’ultimo minuto. Spazio alle comitive del bel paese, dunque: ma negli stessi giorni dell’assemblea Federalberghi si tiene anche un evento di respiro internazionale, la tredicesima edizione della Borsa mediterranea del turismo, nella Mostra d’Oltremare. Banco di prova, questo, per gettare l’amo il più lontano possibile e cercare di portare a casa nuove fette di mercato. In vetrina alberghi, agenzie, ristoranti, imprese di catering. Ci sarà un’«isola d’eccellenza» dedicata alle offerte di lusso, con collaborazione con l’Ente turismo di Cipro e della Cina; ci sarà un’area «Mark&Tech», per sviluppare le strategie di vendita on line. Tutti gli strumenti in campo, parola d’ordine dimenticare una stagione nera.
19/03/2009
Duecentosettantamila turisti spariti in due anni, Napoli è stata cancellata dalle mete da visitare soprattutto dagli stranieri ma anche il dato relativo al calo di presenze italiane è da allarme. A fine 2006 le presenze in città erano oltre due milioni (per la precisione 2.104.376), alla fine del 2008 la cifra è precipitata a poco più di un milione e ottocentomila turisti. Bocciatura senza attenuanti, Napoli non riesce più a piacere e trascina verso il basso praticamente tutti i siti turistici della provincia. I dati dell’Ept sono impietosi e rendono ancora più complesso il lavoro dell’assessorato regionale al Turismo guidato da Claudio Velardi (nella foto). Napoli ha perso l’11,14% delle presenze e il 6,6% di arrivi (i cosiddetti turisti «mordi e fuggi» che sono stati in totale 827.411). Proprio questo dato, almeno per i visitatori italiani, registra l’unico dato positivo (+1,71%) con circa ottomila turisti guadagnati in un anno. Dato che non compensa nemmeno lontanamente gli arrivi stranieri che crollano (-15,66%) e invertono il trend in crescita dello scorso anno. Tracollo vero e proprio per gli alberghi. Napoli a fine 2007 aveva ospitato in un anno oltre due milioni di turisti (divisi praticamente in maniera uguale tra italiani e stranieri); a fine 2008 il dato è tremendo per gli stranieri (-18,29% e circa duecentomila turisti spariti), pesantissimo per gli italiani (-15,66% e settantamila turisti che sono andati altrove). E, come i dati di borsa in periodo di crisi, anche i dati degli altri siti turistici sono in negativo. Si salva, unica eccezione, Vico Equense che grazie agli stranieri e al turismo congressuale segna un +2,89%. Si tratta però di un dato relativo a meno di trecentomila presenze mentre il dato degli arrivi anche qui è in calo (-0,57%). La maglia nera va a Procida che perde il 38,58% di presenze, lasciando per strada buona parte dell’incremento registrato lo scorso anno. Non va molto meglio Ischia (-8,06%) e Capri riesce per lo meno a difendersi perdendo circa cinquemila presenze e flettendo di circa un punto percentuale. Dati decisamente in rosso per l’area Sorrento-Sant’Agnello (-18,55%) con la Penisola che conferma il secondo posto su base provinciale tra le località più visitate. Al primo posto c’è Ischia che, nonostante, il calo, ha attirato oltre tre milioni di turisti. Dati in rosso anche per Pompei (-21,4%) con la città degli scavi penalizzata anche per il crollo delle visite di un giorno (-18,59%). Scende Castellammare (-15,47% per le presenze e -8,54% per gli arrivi), sprofonda Pozzuoli (-22% per le presenze e -15,71% per gli arrivi). Analizzando i dati (con l’eccezione di Vico Equense) sono gli stranieri coloro che hanno maggiormente voltato le spalle alla provincia di Napoli. Pozzuoli registra un pesante -36,67%, Procida si allinea (-35,77%); male anche Pompei e Castellammare. Il dato migliore, ma comunque in negativo, è quello di Ischia (-4,46%). La meta preferita dagli stranieri resta Sorrento (oltre un milione e seicentomila presenze) ma per la Penisola c’è un pesantissimo calo del 18,2%.
22/02/2009
Il maestro Roberto De Simone? «Aderisce perfettamente a tutti i vizi di una città che sta morendo» con le sue «piccole rivendicazioni e i rancori quotidiani». E poi, con espressioni al limite dell’offesa, incarna «il più assoluto immobilismo». Firmato «con dispiacere» e senza neppure i distinti saluti Claudio Velardi, che si dice anche «molto deluso» dall’atteggiamento del compositore. Il terreno dello scontro è rappresentato da una serie di mostre sulla musica napoletana del Settecento nell’ambito del progetto sulla «Città cantante» che sarebbe dovuto confluire nel museo della musica a San Domenico Maggiore. L’assessore Velardi le finanzia con dieci milioni di euro e affida il coordinamento a Pasquale Scialò, docente all’Istituto Suor Orsola Benincasa. La prima delle quattro tappe si tiene proprio al Suor Orsola negli ultimi mesi del 2008. La seconda esposizione è invece in programma al Conservatorio, del cui comitato scientifico fanno parte il sovrintendente Nicola Spinosa e lo stesso De Simone. A questo punto si consuma lo scontro che ha poi fatto arenare il progetto. De Simone viene indicato come curatore della mostra ma Scialò, in una missiva inviata allo stesso compositore, lascia intendere che si tratta praticamente di una concessione: ciò, puntualizza infatti a tal proposito, non sarebbe potuto accadere «senza un’intesa specifica» all’interno di «un percorso di cui io - scrive - sono da tempo referente». Posizione poi ribadita telefonicamente al Mattino: «Ero disposto a rinunciare al coordinamento di una mostra per lavorare con De Simone ma non ho ricevuto alcun riscontro e così il progetto si è bloccato. In questa città qualcuno avrà anche il diritto di prendere qualche iniziativa?». Le parole di Scialò scatenano la rabbia e il disappunto di De Simone che consegna il progetto al presidente del Conservatorio Niccolò Parente e si tira fuori dall’iniziativa sbattendo la porta. A questo punto entra in gioco l’assessore Velardi che, nella lettera datata 16 febbraio, accusa il maestro di remare contro il decollo della città (ma poi, contattato da noi, tenta di giustificarsi: «Mi fanno saltare una mostra programmata. Sono stato due volte a casa di Roberto, ho fatto tutto quello che potevo»). Proprio lui che, a titolo gratuito, ha donato al conservatorio centinaia di opere e reperti di straordinario valore. Lo ha fatto nel 2003, in punta di piedi, senza clamore, «solo per amore di Napoli». De Simone si sfoga con gli amici, è infuriato, ma poi si ricompone: «Preferisco non parlarne» dice. Nei suoi occhi, però, si leggono l’amarezza e il disappunto per quella missiva che non avrebbe mai voluto ricevere e che ha girato anche a Parente e Spinosa. La migliore risposta all’esponente della giunta Bassolino, fa capire, sono i fatti: e nella sua casa-museo, nel cuore del centro storico, mostra al Mattino l’elenco delle opere regalate al Conservatorio. Una ventina di pagine in tutto per il valore di oltre un milione di euro. «Al Conservatorio e alla mia città ho donato tutto quello che avevo - spiega il maestro - Tantissimi oggetti faticosamente messi insieme nel corso degli anni e per i quali ho investito tutto il mio patrimonio. Finora non ne ho mai parlato con nessuno perché queste cose si fanno in silenzio. Ma a questo punto è bene che si sappia» aggiunge. L’unico oggetto che De Simone ha tenuto per sé è un documento preziosissimo, del Seicento: contiene il metodo di insegnamento dei canti gregoriani. Lo regalerà al Conservatorio o a qualche museo di Napoli? «No - risponde - se lo vorrà lo manderò al maestro Muti, ma a Salisburgo».
24/01/2009
Convocazione degli operatori turistici dopo il cahiers de doléances fatto nei giorni scorsi sulle pagine del Mattino. Dall’altra parte del tavolo l’assessore regionale al Turismo Claudio Velardi che ascolta, prende appunti, difende le sue scelte («troppi debiti e artifizi finanziari nei bilanci, per questo ho chiuso le aziende di Soggiorno») e rilancia: «Per il 2009 vareremo un pacchetto anticrisi del valore di 55 milioni». Non solo perché Velardi si dice d’accordo con il ministro Tremonti per l’utilizzo del fondo Fse: «Un errore alzare le barricate perché solo così quelle risorse si possono dirottare verso le imprese senza incorrere negli alt della Ue». Albergatori, tour operator e agenti di viaggio insistono sulla mancanza di programmazione per i mesi a venire. Dicono di non poter lavorare così. «Andassero a vedere i siti delle altre città, anche europee: al massimo, appuntamenti sino alla prossima primavera. Gli eventi, come vengono intesi qui a Napoli, sono stati il massimo della spesa clientelare e, per giunta, non avevano nessun peso sulla promozione turistica. Comunque alla Bit porteremo un circuito di 80 festival che, per la prima volta, non si accavallano, e presenteremo le mostre sino al 2010. Parliamo di Alighiero Boetti e Francesco Clemente al Madre mentre all’Archeologico sono previsti due eventi: 450 affreschi restaurati provenienti da Pompei e l’intera collezione Farnese. Mentre in autunno Palazzo Reale ospiterà una mostra su Modigliani e una sui manifesti futuristi curata da Achille Bonito Oliva. E nella primavera del 2010 una mostra sugli Impressionisti. Basta come programmazione? A me sembra di sì». Eppure basterebbe anche poco: vogliamo parlare dell'infopoint a Capodichino aperto tra squilli di trombe e chiuso dopo 6 mesi? «È stato migliorato e riapre il 30: chiuderà non più alle 17 ma solo quando sarà atterrato l’ultimo volo». Il sottosegretario Michela Brambilla è stata dura con lei: risposte parziali o elusive per il rilancio del turismo. Come se non fosse una priorità. «Lo è invece e il dibattito acceso sul vostro quotidiano fa capire che finalmente ci si rende conto come il settore sia strategico per il rilancio dell’intera economia e non solo di un settore. Anche la Regione sta iniziando a muoversi in maniera mirata ma occorre dire anche che la crisi napoletana è seria ma non dipende più dall’emergenza rifiuti. È in linea con le altre città: in questi giorni Roma o Venezia piangono lacrime amare». Sarà vero ma qui una camera costa meno che altrove. Minori introiti che diventano tagli al personale. «Non deve essere più così. Per questo mercoledì ho un incontro al ministero dell’Economia per aprire alla proposta Tremonti di utilizzare il fondo sociale europeo delle Regioni. Dico: queste risorse siano utilizzate di concerto con il governo e la Ue. Il mio assessorato ha a disposizione 50 milioni di euro e si può fare molto per alleviare le sofferenze delle imprese turistiche». Del tipo? «Incentivi a compagnie low cost per aumentare le rotte sulla Campania». Già fatto. Senza gran risultati, però. «Sì ma mai nessuno ha certificato i turisti arrivati, nessuno ha mai operato un controllo. Se si parte i soldi arriveranno solo a consuntivo e così sarà anche per i bandi per i tour operator europei: prendi gli incentivi dopo che sono stati verificati i risultati. Con il fondo Fse, comunque, contiamo di aiutare le imprese a mantenere i livelli occupazionali. Per il turista, invece, se prenota on-line avrà un voucher, da spendere nel settore ricettivo. In questo modo gli imprenditori non saranno costretti a inseguire prezzi bassi come accade oggi». Un programma che necessita ancora un ok. Torniamo alle scelte già fatte e contestate: la chiusura delle aziende di Soggiorno e la Bit. «Parliamo chiaro: il 2009 sarà un anno duro e così sono pronti 55 milioni per un pacchetto anticrisi. Dico pure che a breve avremo una legge sul turismo che rimette la materia nelle mani degli imprenditori riuniti in consorzi, un osservatorio con dati uniformi tra tutti gli attori del comparto e tra due settimane firmeremo un accordo con Bondi per trasferire alla regione la gestione della certosa di Padula, Capri e delle aree di Cuma e Bacoli». Dimentica le aziende di soggiorno e la Bit. «Abbiamo fatto bene a chiuderle: bilanci sballati ed artifizi per far quadrare i conti. Ed infatti manca quasi un milione di euro. Sulla Bit, poi, c’è stata un’organizzazione esemplare: chi ha risposto ai bandi è stato convocato. Se poi qualche imprenditore non naviga su internet, beh, questo vuol dire vivere in un altro mondo».
16/01/2009
«La crisi del turismo? Tutta colpa della Regione Campania, che ha responsabilità abissali». È categorico Mariano Russo, proprietario di una catena di hotel a Sorrento e decano degli albergatori della Costiera. Nella sua analisi, lucida e spietata, individua i punti di criticità e indica la strada da seguire per voltare pagina. Campania sempre più in difficoltà? «Purtroppo non ci sono segnali di ripresa che facciano ben sperare. Se non fosse per Sorrento, Capri e Positano che riescono a contenere a fatica la deriva, la situazione sarebbe ancor più drammatica. Il problema è che persino le nostre mete maggiormente gettonate sono in affanno». Si è chiesto perché? «Il settore è abbandonato al suo destino, nell’anarchia totale. In queste condizioni qualsiasi iniziativa diventa ardua e proibitiva». Scarsa programmazione? «Proprio così. Programmare significa organizzare con largo anticipo gli eventi, coinvolgere gli operatori del settore, dialogare e proporre eventi in grado di attrarre visitatori da ogni parte del mondo. Noi, purtroppo, siamo lontani milioni di anni luce da questo metodo». Qual è, secondo lei, il limite della politica regionale? «Innanzitutto la scelta di penalizzare Sorrento, Capri e Positano per tentare inutilmente di rilanciare altri luoghi. Questo ha finito per peggiorare la situazione». E poi? «Le aziende di soggiorno vengono periodicamente commissariate e affidate a personalità piovute dall’alto ed estranee al territorio. Se non si conosce una realtà, non si riesce a intervenire nel modo giusto. Soprattutto se poi non si hanno a disposizione le adeguate risorse». È d’accordo sulla scelta di non puntare più sul marchio Campania? «No, lo considero un errore. Bisogna invece investire sul brand offrendo al tempo stesso il prodotto da vendere, non un contenitore vuoto. Alla Bit di Milano, in condizioni diverse, avremmo potuto puntare sulle nostre bellezze, sulle Costiere e le isole del Golfo». Con Velardi è cambiato qualcosa? «Purtroppo la sostanza è la stessa. Assistiamo all’assenza totale di ogni programmazione, non abbiamo un indirizzo da seguire e siamo dei cani sciolti. Così ognuna va per la propria strada, non si fa squadra né sistema». Come si mette in campo una svolta? «Pensando che il turismo è tutto, è offrire servizi, è stare vicino alle persone con azioni quotidiane». Quali? «Massima attenzione ai trasporti e alla viabilità, interventi sulle infrastrutture e ancora eventi e iniziative ragionate, non organizzate solo perché va fatto». Ma i fondi scarseggiano... «Occorre coinvolgere i privati, che non aspettano altro. Concordiamo gli interventi, lavoriamo con la Sovrintendenza per migliorare il territorio. Oggi si assiste a un ostracismo che arriva da tutte le parti». Ha pensato a un’organizzazione dei Comuni? «Ogni tentativo sarebbe vano perché molti Comuni sono succubi della Regione, che detta legge. Da anni in Costiera ci battiamo per mettere in campo attività che vengono considerate superflue, mentre a mio avviso sono fondamentali per l’intero settore». Come riuscite a far quadrare i conti? «Applicando sconti, tariffe agevolate e riduzioni. Ma in questo modo si rischia una riduzione degli standard qualitativi. E questo non deve accadere». Cosa suggerisce? «Un’immediata inversione di tendenza. Per farlo, però, occorrono persone capaci che vogliono rimboccarsi le maniche nell’interesse di tutti, non politici che si riempiono la bocca e restano incollati alle poltrone».
14/01/2009
Dopo l’infopoint turistico che ieri ha definitivamente chiuso i battenti, all’aeroporto di Capodichino si avvia a chiudere anche il punto informativo sul trasporto pubblico gestito dal consorzio Unico Campania, che fornisce informazioni e biglietti anche per il «City Sightseeing» e che distribuisce «Artecard». Ieri Antonietta Sannino, direttore del consorzio Unico e amministratore delegato di City Sightseeing ha annunciato «il 31 gennaio scadrà l’autorizzazione per la nostra struttura informativa e non sappiamo cosa accadrà. L’accoglienza dovrebbe essere un fattore determinante per il turismo. Abbandonare i visitatori al loro destino, una volta sbarcati a Napoli, non è la strategia da seguire per rilanciare un settore già così provato dalla crisi». Il grido d’allarme giunge anche da Giovanna Barni, direttore di Scabec, che gestisce Campania Artecard: «La chiusura anche di questo infopoint, impedirà ai turisti di accedere in modo agevole fin dal loro arrivo in città, alle informazioni più complete sugli itinerari culturali regionali». Il caos-turismo, insomma, invade Capodichino, la principale porta turistica della Campania. La polemica sulla chiusura dell’infopoint turistico dello scalo aeroportuale è piombata anche sul Comune. Il presidente del gruppo consiliare di Sinistra Democratica, Salvatore Parisi, ha presentato, sull’argomento, un’interrogazione al sindaco e all’assessore al Turismo, Valeria Valente. Proprio l’assessore ieri ha precisato che «il Comune è completamente estraneo ai motivi che hanno determinato la chiusura dell’infopoint». Valeria Valente ha anche spiegato che «nella scorsa primavera abbiamo promosso una serie di incontri volti a migliorare il sistema di accoglienza turistica». Si voleva favorire la stipula di un protocollo d’intesa per migliorare l’assistenza ai turisti all’arrivo e i trasporti verso la città: al tavolo erano invitati la Gesac, la Scabec, Unico Campania, le cooperative dei tassisti e l’Ept. «Malgrado avessimo raggiunto un accordo tra le parti che avrebbe garantito il funzionamento dell’Infopoint all’aeroporto tutti i giorni - ha spiegato l’assessore Valente - la Gesac ha inspiegabilmente ritirato la propria disponibilità e, con una nota del 16 luglio, ha comunicato la decisione di rinunciare alla sottoscrizione dell’intesa». La Gesac è anche nel mirino di Dario Scalabrini, amministratore dell’Ept che ribadisce i motivi del mancato accordo con la società di gestione dell’aeroporto: «Hanno chiesto 250mila euro all’anno per il presidio del punto di informazioni turistiche. Se ci avessero consentito di tenere nostro personale, ci sarebbe costato un terzo. Però la Gesac aveva imposto i propri addetti, a spese della Regione. Spese troppo esose, inaccettabili». Il personale degli infopoint di Napoli e provincia, nel frattempo, protesta per il mancato pagamento degli stipendi da luglio a dicembre. Si tratta, per la maggior parte, di stagisti che guadagnano dieci euro all’ora: «È vero che abbiamo ritardato i pagamenti e ce ne scusiamo - ammette Scalabrini -. Dovevano arrivare entro il 31 dicembre e sono slittati. Ma attualmente i mandati per le banche sono già partiti». Sono in tutto 25 gli stagisti che aspettano gli stipendi: «Ma ci siamo incontrati il 23 dicembre per gli auguri di Natale, e in quella occasione avevo avvisato tutti del lieve ritardo. Non mi era sembrato che ci fosse malumore tra i ragazzi».
13/01/2009
Trenta per cento di presenze in meno nei b&b. La crisi del turismo travolge anche le piccole strutture di ricezione alberghiera. Conti alla mano, nel 2008 si è registrata una flessione di ospiti che è di poco meno di un terzo rispetto all’anno precedente. Ne dà notizia Agostino Ingenito, presidente dell’«Abbac» - l’associazione bed&breakfast e affittacamere della Campania - che mette sul banco degli imputati l’assessore regionale al Turismo, Claudio Velardi, a cui invia una lettera dai toni molto duri. Parla di mancate promesse. In particolare Ingenito fa riferimento a due progetti (presentati all’assessorato dopo un incontro con lo stesso Velardi, datato otto mesi fa quando, cioè, si stava appena uscendo dall’emergenza rifiuti). Ovvero l’affidamento all’associazione dell’aggiornamento di un albo b&b e l’elaborazione di un sistema unico di coordinamento con l’organizzazione di un centro servizi e assemblea regionale. «A tali proposte non è mai giunta risposta» accusa Ingenito. Peraltro, aggiunge, i titolari del b&b «hanno subito la mancata percezione dei contributi previsti per l’emergenza rifiuti pur essendo piccoli imprenditori turistici che sostengono famiglie». «Il nostro settore - spiega Ingenito - rappresenta un significativo perno dell’economia turistica». I b&b in città, lo ricordiamo, sono poco più di trecento, per complessivi milleduecento posti letto. Poi ci sono gli appartamenti-vacanze e gli affittacamere. «Diffideremo senza ulteriore indugio - scrive infine il rappresentante dei titolari dei bed&breakfast - chi, tra gli enti e le istituzioni turistiche, si esprime usando le nostre strutture ricettive per esaltare le proprie attività politiche, ma nulla avvia per un reale, concreto sostegno e sviluppo». Ma ritorniamo a quel trenta per cento di presenze in meno registrate nel 2008 rispetto all’anno precedente. Secondo il rappresentante dei titolari di b&b è un dato assolutamente attendibile. «Monitoriamo le presenze con attenzione. Peraltro i nostri soci ci forniscono le presenze in tempo reale». A causa della crisi alcuni titolari sarebbero stati addirittura costretti a cedere la propria attività.
12/01/2009
«Si sta perdendo tempo prezioso, più di quanto se ne sia perso finora. Così Napoli, per i turisti internazionali, resta ancora la città dell’immondizia per strada»: Bernabò Bocca, presidente nazionale di Federalberghi e della Sina hotel, dati alla mano, vede un 2009 nero, se non si interviene subito, se non si ribalta quell’immagine che ancora nel mondo è legata alla città: la sacchetta a piede libero. A Napoli più che nel resto d’Italia, i prezzi sono bassi, ma le camere restano vuote. «Guardi che non è più una questione di prezzi. Da due anni in Italia siamo in linea con i costi del resto d’Europa. Prezzi bassi, concorrenziali rispetto a quelli dei nostri più stretti competitori, la Spagna e la Francia. E con un’inflazione salita del tre per cento, abbiamo mantenuto invariati i prezzi». Ma il turista continua a latitare. «A livello internazionale paghiamo il super-euro, la recessione e anche la crisi Alitalia». E a Napoli? «È stato determinante il danno d’immagine della spazzatura. Napoli era una delle capitali europee del turismo. Poi è arrivata una batosta terribile che rischia di non farla più riprendere. Ancora adesso gli americani che volevano venire a Napoli non vengono». Perché? «In Italia sappiamo che la spazzatura non c’è più. All’estero ancora no». Possibile? «È così. Le campagne tv che pure sono state fatte non hanno dato i risultati sperare. Bisogna intervenire più efficacemente laddove si decide il mercato internazionale del turismo». E non è stato fatto? «Si è perso tempo prezioso. Da parte della Regione c’è stata buona volontà, ma i risultati non li abbiamo ancora visti. Ho incontrato l’assessore Velardi, mi sembra determinato. Ma bisogna fare squadra davvero e in fretta». Eppure era stata allestita una cabina di regia. «Più delle formule servono dei fatti. E la rapidità. Serviva una cura immediata per il male fatto dall’immondizia». Come vede il futuro? «I dati che abbiamo sono sconfortanti. A Napoli ci sono molti alberghi di lusso, di alto livello, che hanno pesanti costi di gestione. C’è il pericolo concreto di tagli occupazionali sensibili. Se il 2009 dovesse andare come il 2008 non saremo in grado di mantenere tutti posti di lavoro. Molti grandi gruppi hanno già fatto partire centinaia di lettere di messa in mobilità. Napoli potrebbe pagare un prezzo più alto degli altri, perché sta peggio di Firenze o di Venezia». Cosa bisogna fare? «A livello nazionale c’è bisogno di aiuti fiscali, come lo slittamento del pagamento degli onori. A livello locale è più dura. C’è da risollevarsi da un abisso».
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